Pupella, unica e inimitabile
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Dicembre, ultimo mese dell’anno. È un mese che ci costringe a fare i conti con l’anno che è passato ma vogliamo evitare la trappola del bilancio esistenziale. Preferiamo affidarci ai ricordi e a quello che verrà. E il pensiero non può che andare alla grande Pupella Maggio, madrina artistica di Gennaro Cannavacciuolo. Pupella (Napoli, 24 aprile 1910 – Roma, 8 dicembre 1999) è stata un’attrice teatrale italiana di primo piano, legata in modo strutturale alla storia del teatro napoletano del Novecento. Figlia d’arte, cresciuta in una famiglia di attori, debutta giovanissima sulle scene, in un contesto in cui il teatro era ancora soprattutto compagnia, repertorio e rapporto diretto con il pubblico. Il momento decisivo della sua carriera arriva nel secondo dopoguerra con l’ingresso stabile nella compagnia di Eduardo De Filippo. Con lui lavora per molti anni, partecipando alle prime rappresentazioni e alle successive riprese di alcune delle opere più note del teatro italiano, tra queste Le voci di dentro. In questi testi interpreta ruoli femminili centrali o di forte rilievo, contribuendo a definire un modello di recitazione asciutto, realistico, lontano sia dal melodramma sia dalla caricatura. Il suo stile si fonda su precisione del gesto, controllo della voce e attenzione al ritmo del dialogo. È un’attrice che lavora per sottrazione, capace di rendere credibili personaggi popolari senza semplificarli, inserendoli in un contesto sociale riconoscibile. Questa cifra interpretativa si mantiene costante anche nelle trasposizioni televisive delle commedie di Eduardo, trasmesse dalla Rai tra gli anni Cinquanta e Settanta, che contribuiscono a far conoscere il teatro napoletano a un pubblico nazionale.
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Lo Schiaccianoci, un grande classico torna in scena
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Lo Schiaccianoci arriva a Monza in una data particolare, quella del 31 dicembre 2025, proponendosi come uno degli appuntamenti culturali con cui salutare l’anno e accogliere il 2026. Lo spettacolo andrà in scena alle 21.30 al Teatro Manzoni, in via Alessandro Manzoni 23, con una produzione firmata TAM Ballet e organizzata da sold-out di Maurizio Colombi. Si tratta di un titolo tra i più conosciuti del repertorio classico, tradizionalmente legato al periodo natalizio e capace di attrarre un pubblico ampio, trasversale per età e interessi. La versione proposta da TAM Ballet segue l’impianto tradizionale dell’opera, rispettandone la struttura narrativa e coreografica, con particolare attenzione all’aspetto visivo: scenografie immersive, dipinte a mano secondo la tradizione del balletto classico, e costumi ricchi di dettagli contribuiscono a ricreare un’atmosfera fortemente evocativa. I protagonisti saranno Elisa Filipetta ed Elia Colombo, chiamati a interpretare i ruoli centrali di una storia che unisce dimensione fiabesca e tensione simbolica. La musica di Pëtr Il’ič Čajkovskij, tra le più riconoscibili e amate della storia del balletto, resta uno degli elementi portanti dello spettacolo, accompagnando lo spettatore lungo un racconto che alterna momenti intimi e quadri corali di grande impatto. La vicenda è ambientata nella Germania dei primi anni dell’Ottocento, durante la vigilia di Natale. Clara riceve in dono uno schiaccianoci a forma di soldatino, che diventa il centro di una serie di eventi sospesi tra sogno e realtà: una battaglia contro il Re dei Topi, la trasformazione del giocattolo in principe, il viaggio nella foresta innevata e l’approdo nel Regno dei Dolci, accolti dalla Fata Confetto. Il primo atto si chiude con il Valzer dei fiocchi di neve, uno dei passaggi più noti e suggestivi dell’opera. Lo spettacolo, che negli anni ha registrato il tutto esaurito in numerose repliche, arriva per la prima volta a Monza nella notte di Capodanno, proponendosi come alternativa culturale alle celebrazioni più consuete. Pensato per adulti e bambini, Lo Schiaccianoci conferma anche in questa occasione la sua natura di balletto “di repertorio”, capace di unire accessibilità e rigore formale, spettacolarità e tradizione, mantenendo intatto il proprio fascino anche a distanza di oltre un secolo dalla sua creazione.
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Fantozzi, un altro classico
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Dopo l’accoglienza positiva ottenuta nelle precedenti stagioni, Fantozzi. Una tragedia torna in tournée nei teatri italiani tra la fine del 2025 e i primi mesi del 2026. Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Nazionale di Genova, riporta in scena uno dei personaggi più noti dell’immaginario collettivo italiano, riletto però in una chiave teatrale che si discosta consapevolmente dalla semplice comicità cinematografica. Al centro del progetto c’è Gianni Fantoni (nella foto di Niccolò Rocco Creazzo), che interpreta il ragionier Ugo Fantozzi. La sua presenza non è casuale: Fantoni ha avuto un rapporto diretto e prolungato con Paolo Villaggio, che lo ha indicato come interprete ideale della propria maschera. Un elemento che conferisce allo spettacolo una continuità evidente con l’opera originale, pur all’interno di un linguaggio scenico diverso. La regia è affidata a Davide Livermore, che costruisce una lettura fortemente teatrale del personaggio, accentuandone la dimensione tragica e simbolica. La drammaturgia, firmata da Fantoni insieme a Livermore, Andrea Porcheddu e Carlo Sciaccaluga, attinge direttamente ai testi letterari di Villaggio. Il riferimento non è quindi soltanto ai film più popolari, ma soprattutto ai libri, dove la satira sociale assume toni più duri e meno consolatori. Ne emerge un ritratto del mondo impiegatizio italiano segnato da gerarchie rigide, umiliazioni quotidiane e rapporti di potere opachi, incarnati dalle figure dei “Megadirettori Galattici”. In questo contesto, Fantozzi appare come un personaggio condannato a una sconfitta continua, più vicino all’eroe tragico che alla maschera comica tradizionale. La regia di Livermore insiste su questo aspetto, trasformando la sequenza di fallimenti del protagonista in un percorso coerente, quasi rituale, che mette in scena l’impossibilità di riscatto dell’uomo comune di fronte a un sistema inaccessibile. La comicità resta presente, ma è costantemente attraversata da una vena amara, che restituisce al personaggio la complessità pensata dal suo autore. La nuova tournée prenderà il via con le prime repliche al Teatro Morlacchi di Perugia, dal 19 al 21, per poi approdare a Genova, al Teatro Ivo Chiesa, dal 27 al 31, sede della produzione. A febbraio 2026 lo spettacolo toccherà il Teatro Rossetti di Trieste (10-11), il LAC di Lugano (14-15), il TeatroDue di Parma (21-22) e il Teatro Sociale di Brescia (dal 25 al 28). Il percorso si concluderà a marzo con le ultime date a Brescia (1), Viterbo al Teatro dell’Unione (3), Milano al Teatro Carcano (dal 12 al 15), Cremona al Teatro Ponchielli (17), Mestre al Toniolo (21-22) e Pavia al Teatro Fraschini (27-29).
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"Tutto cominciò così": una voce, una storia, Donatella Pandimiglio
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Donatella Pandimiglio è un’artista completa e indipendente che da oltre 47 anni attraversa con eleganza teatro, televisione e musica. Sin da bambina viene folgorata dall’opera, dai grandi varietà Rai e dal cinema musicale, passioni che ne segnano il destino. Dopo gli esordi accanto a Minnie Minoprio e l’esperienza in Rai, la svolta arriva al Teatro Sistina: un provino quasi mancato la conduce a I 7 Re di Roma con Gigi Proietti, aprendo una stagione di grandi successi. In "Note", il suo libro d’esordio, Donatella Pandimiglio racconta una vita fatta di scelte coraggiose, incontri prestigiosi e memoria condivisa, culminando in un intenso finale corale con le voci di chi ha segnato il suo percorso. Un racconto sincero che emoziona e conquista.
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Least but not last, il nostro premio
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Vi ricordiamo che è aperto il bando della terza edizione del Premio Gennaro Cannavacciuolo, iniziativa dedicata a giovani attori e attrici-cantanti. Il premio si rivolge a interpreti tra i 18 e i 33 anni che abbiano già intrapreso un percorso professionale e dimostrino una spiccata versatilità espressiva. Non cerchiamo imitatori di Gennaro, ma artisti che posseggono il suo rigore e la sua versatilità.
Non vogliamo limitarci a individuare un talento, ma valorizzare una preparazione solida, unita a eleganza, qualità tecnica ed eclettismo.
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