Il superfluo è essenziale e esiziale
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Mamma mi piace il ritmo
(e pure l'ozio)
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Siamo nel vivo dell'estate, nel cuore d'agosto. È tempo di disconoscimenti. Parziali, minimali, giusto il tempo di una scottatura al sole che bacia sempre tutti (belli e brutti compresi, soprattutto coloro che amano arrostire come un peperone). È il nostro secondo capriccio inevitabilmente agostano e vacanziero, nell’attitudine dell’applicazione e nell’inattitudine all’abbandono del dolce far niente. Agosto è il mese delle ferie, dove molti tentano di disconoscersi dalla propria identità abituale di lavoratore/marito/moglie/cittadino. È un tempo che si rimette in discussione in una ricreazione cercata, talvolta inevitabile e affrontata obtorto collo. Il tempo che detta l’agenda e la irride, il tempo che inquieta e scolora l’ansia, il tempo che passa (e sull’argomento leggerete una bella riflessione di Vincenzo Salemme). In estate, il tempo finge di autosospendersi ma si muove circospetto all’insaputa di chi lo vive e del sempre ignaro vivacchiatore per pavidità e mancanza di amor proprio. Ma d’estate cosa si fa? È il caso di penzolare impunemente dall’altro del proprio nulla, sicché non c’è nemmeno il meno fastidioso dei compiti assegnati nella tipica giornata di lavoro? Divano, avanti tutta? O è il caso di impiegare il tempo in maniera costruttiva? Se non vi siete ubriacati con i troppi punti interrogativi, stateci a sentire. Non siamo nemici dell’ozio, anzi. “Non mi sembra un uomo libero quello che non ozia di tanto in tanto”, scriveva Cicerone. Per i Romani l’otium non era quello che intendiamo oggi con “ozio”. Niente poltrone, telecomandi o scroll compulsivo. L’otium era il tempo liberato dai negotia, cioè dagli impegni pubblici, politici, religiosi, militari e economici. Non era una fuga dal dovere ma un momento di raccoglimento per l’anima da dedicare allo studio, alla cura del corpo ed allo spirito. Era l’otium litteratum praticato da Seneca e secoli dopo da Petrarca. Non sono bruscolini. L'opposto del negotium, dove si corre dietro a tutto tranne che a sé stessi. Poi è arrivata la modernità e la dittatura della produttività, invero del profitto. E addio anima! L’esercizio del pensare diventa una colpa da espiare. E il tempo libero è la consolazione da un tempo imprigionato dalla cattiva scuola e dal lavoro impiegatizio che costringe l’individuo 8 ore al giorno. Quel che resta del tempo da impiegare è dettato dalla società dei consumi: spendere spendere e spendere! Non esiste l’individuo ma il consumatore. "Essere o benessere?" si domandava Marcello Marchesi. E adesso ci dobbiamo pure guardare dall’influenza degli influencers. Non ci sono cure, se uno se la becca è la fine. Il successo non è una montagna ma un verbo al participio passato e vallo a spiegare agli ambiziosi, trafitti dalla smania di primeggiare. L’ozioso vive il presente, coltiva i propri cambiamenti. Evita le paturnie, si innamora delle parole. Mica scemo!
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Vincenzo Salemme e il tempo che passa
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Vincenzo Salemme è una figura cardine del teatro e cinema popolare italiani. La sua traiettoria, dagli esordi teatrali con Eduardo De Filippo, alla maturazione come commediografo e regista, delinea un percorso di coerenza. Le sue commedie, caratterizzate da una scrittura essenziale e un'acuta osservazione del reale, traslano il quotidiano in meccanismi comici di immediata efficacia. Ed il passaggio al cinema replica il modello, consolidando un'identità artistica riconoscibile. Salemme è un narratore delle contraddizioni del presente che traduce con lucidità, in una forma espressiva diretta e incisiva. La sua opera conferma un'attitudine all'analisi sulle trasformazioni del costume italiano. Lo scorso 24 luglio, ha compiuto 68 anni. Il genetliaco ha acceso una curiosità che si è fatta domanda, una sola. Spesso, sui giornali, si leggono interviste lunghe, talvolta lunghissime. Domande a raffica su vita, morte e miracoli (presunti e millantati). Questo non è un giornale, ma un capriccio tutto nostro. Ci basta una domanda per tentare di saperne qualcosa di più. Una sola, per cercare di scorgere le porte dell’anima di un artista sensibile: una domanda, quindi, nemica di ambizioni innamorate delle pretese intellettuali. Una domanda sola, ma fatta bene.
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Gli anni che se ne vanno poi ritornano? Quelli vissuti con gioie e tribolazioni dove si annidano? Fanno ancora parte di noi oppure sono vittime della fallacia del ricordo ed è come non averli vissuti?
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Vincenzo: "Credo, ahimè, che gli anni non se ne vanno via col tempo ma, al contrario, arrivano. Uno dopo l’altro. E ci rimangono attaccati addosso con tutto il carico di storia che si portano dietro. Proprio in questi giorni ho compiuto i sessantotto anni. E non sono in grado di dire se sia più forte il ricordo dei dolori o più vivido il colore delle gioie. La vecchiaia non mi appassiona, preferirei una lunga maturità. Chi dice che morirà senza rimpianti o è un illuso o è un bugiardo. Ci sono almeno un milione di cose che cambierei se potessi tornare indietro. Intanto impedirei a mio padre e mia madre di morire. E lo stesso farei con tutti gli affetti perduti negli anni. Ma temo, purtroppo, che non siamo noi a sceglierci la vita che desideriamo. È la storia che ci viene incontro. Noi possiamo solo decidere se accettarla di buon grado ed essere moderatamente felici o se rifiutarla e decidere di vivere nel rancore. Ecco, una cosa che apprezzo del tempo che passa è che ci dà la possibilità di accettare quello che siamo e, soprattutto, ci consente di riscoprire come eravamo prima che arrivassero gli anni.”
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Agosto, le stelle più luminose del firmamento
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Agosto è il mese in cui si intrecciano, curiosamente, le vite e le carriere di cinque icone del cinema e della musica.
Marilyn Monroe, nata Norma Jeane Mortenson, passò a miglior vita il 5 agosto 1962 a soli 36 anni. Più che un’attrice, divenne un archetipo: la diva fragile, la sensualità che nasconde insicurezze, la luce che brucia troppo in fretta. Simbolo americano per eccellenza, come Elvis Presley che il 16 agosto 1977 se ne andò, anch’egli imprigionato nel proprio mito di re del rock’n’roll. Ma agosto è anche vita, talento che fiorisce e vede in questo mese il segno di un passo che diventa identità creativa. Charlize Theron (7 agosto 1975), sudafricana naturalizzata americana, ha saputo scardinare lo stereotipo della bellezza algida, vincendo l’Oscar per Monster (2003). Come Monroe, ha vissuto un'infanzia segnata da traumi familiari e ha costruito sé stessa da zero.
Giancarlo Giannini, nato il 1° agosto 1942, ha fatto della metamorfosi il suo marchio. Dalle commedie grottesche con Lina Wertmüller ai ruoli internazionali, è un attore solido: sempre credibile, con una voce diventata marchio di fabbrica. Pierfrancesco Favino, nato il 24 agosto 1969, anche lui, attore noto per la sua intensità e versatilità: capace di passare dal teatro classico al cinema hollywoodiano. Stimato da critica e pubblico, è oggi uno dei volti più rappresentativi del cinema italiano.
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Mimmo, pensaci tu ~ Pasta e patate
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Mimmo Corcione propone i piatti della tradizione partenopea e anche i fiori culinari della sua creatività. Cominciamo dalla pasta e patate, un pezzo pregiato di un’ideale greatest hits della cucina napoletana. Pietanza molto amata da Gennaro Cannavacciuolo e dai napoletani.
(di Mimmo Corcione) Ogni estate preparo la pasta e patate, ma ci tengo a precisare una cosa: ogni ricetta è diversa dall'altra, anche se preparata dalla stessa persona e con gli stessi ingredienti. Non voglio fare il discorso dei principi di Heisenberg e dell'indeterminatezza, assolutamente no, però ogni evento è irripetibile. La ricetta della pasta e patate fatta oggi è diversa da quella che abbiamo fatto ieri o da quella che faremo domani.
Ora vediamo insieme gli ingredienti di questa ricetta, che è davvero buona. Attenzione, qualcuno l'ha dichiarata "improponibile" perché propone nella stessa ricetta pasta e patate, che sono due amidi. Non ha capito niente! La pasta e patate a Napoli si fa da sempre.
Gli ingredienti
Innanzitutto, le patate tagliate a dadini, o meglio a cilindri, perché cuociono prima. Poi c'è questa preziosità, ovvero la scorza di Parmigiano. È fondamentale!
Per mantecare alla fine abbiamo del Provolone del Monaco e una parte della treccia di bufala campana, mozzarella. Un altro ingrediente fondamentale è un olio aromatizzato con basilico e aglio.
Qui abbiamo cipolle e carote tagliate a dadini, del sedano, la pasta mista. Questa ci vuole! Se non avete la pasta mista, i tubettini o i tubettoni vanno comunque bene.
Poi abbiamo questa cosa eccezionale: è la cotica, non della pancetta, ma del guanciale, con pezzettini di guanciale. Poi del pomodoro, esattamente dieci pomodorini Perino, e infine dell'olio d'oliva extravergine. Tanti ingredienti per un piatto straordinario.
La preparazione
Mettiamo una casseruola sul fuoco e quindi un filo d'olio. Subito dopo il guanciale, la cotica e qualche pezzettino. Se non avete il guanciale, mettete la pancetta. Se non avete la pancetta, non mettete niente.
Quindi, il sedano, quello è l'orto, e subito dopo carota e cipolle. Facciamo questo soffrittino. E ora, le patate. In questo modo, i tempi di cottura della patata saranno attorno ai 20 minuti, soprattutto se le tagliate a pezzettini molto piccoli. Lasciate andare un po'. A questo punto, un po' di acqua è d'obbligo, acqua bollente.
E ora procediamo le scorze di Parmigiano e lasciamo andare con una presa di sale grosso.
In molti la pasta e patate la fanno in bianco, nel senso che non mettono il pomodoro, però la tradizione familiare vuole il pomodoro. Ma un pochino, eh, non tantissimo! Qualcuno addirittura ci mette proprio due o tre pomodorini, uno schizzo praticamente. Ma sono tutte questioni soggettive, ognuno poi nella pasta e patate ci mette quello che vuole. Le patete però non deve mancare. E ora lasciamo andare. E qui ci vuole almeno una bella mezz'ora di cottura. I colori sono proprio belli assai! Coprite che è meglio.
Sono passati 40 minuti, e un giro di pepe lo facciamo.
E ora l'olio aromatizzato al basilico. Eccolo qua, è sceso tutto. Stemperiamolo e prepariamoci alla pasta, che sta fremendo. Ha Voglio che ci fate un tuffo!" E questa tarantella ogni estate, ogni estate, la ricetta della pasta e patate.
Ci siamo, la pasta mista! O in mancanza della pasta mista, i tubetti.
Ora sulla densità finale della pasta e patate si è detto di tutto. Chi la vuole "azzeccosa azzeccosa", chi la vuole morbida e chi la vuole brodosa. E poi ci sono quelli che stanno nelle vie di mezzo, che non sanno mai manco loro cosa vogliono. Però a me piace non proprio "azzeccosa" del tutto, però che abbia la sua consistenza. Tempo di cottura attorno ai 16 minuti e andremo a mantecare.
E ora il momento finale: provolone e poi la treccia. Una mescolata veloce per mantecare, fiamma rigorosamente spinta. Ecco, non occorre andare troppo. Così già va bene. Impiattiamo.
Ci siamo, capolavoro nel piatto! Non è "azzeccosa azzeccosa" ma insomma, ci va vicino. A me piace così. Ora qualcuno qua sopra ci vuole un altro po' di Parmigiano o di Provolone. Per me va bene così, non metto neanche l'olio e neanche il pepe. Tutto a posto così. Questa non è una pasta e patate, è una poesia. Recitatela, recitatela in tutte le lingue! È troppo buona!
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L'estate vive il suo secondo atto, domani è ferragosto e c'è ancora tempo per la festa che guarda alla vita che si vive in ogni frammento di gioia, in ogni lampo di amore per l'insolito che rompe gli schemi.
In Puglia, il Festival della Taranta continua fino al 23 agosto, attraversando 20 borghi del Salento. Tra le tappe ci sono Carpignano il 3, Galatone il 7, e poi Lecce, Galatina, Cursi, Alessano, Nardò, Ugento, Racale e San Vito dei Normanni. Qui la pizzica si mescola con jazz, elettronica e altre sonorità, fino al grande Concertone finale a Melpignano, il 23 agosto, diretto da David Krakauer con più di 20 musicisti e danzatori in scena. Tradizione e innovazione che camminano insieme.
In Veneto, agosto è il momento clou di Operaestate. Oltre 100 spettacoli in 40 comuni tra Bassano del Grappa, Marostica, Asolo, Castelfranco e altri. Teatro, danza, musica, circo che animano ville, castelli, piazze e parchi, trasformando ogni luogo in un palcoscenico a cielo aperto. C’è la sezione B.Motion dedicata ai giovani coreografi e alle nuove drammaturgie, con artisti da tutta Europa che portano spettacoli innovativi e inclusivi. È un festival che fa dialogare arte e territorio, in una vera e propria festa diffusa che dura tutta l’estate.
Dal 30 agosto al 7 settembre, Todi si anima con il suo festival: più di 50 eventi tra teatro, musica, danza, incontri e mostre. L’inaugurazione è con uno spettacolo di varietà che unisce comicità, danza e musica, e la chiusura con Lino Banfi in una conversazione-spettacolo. Il cuore pulsante è il Teatro Comunale, ma si va anche al Nido dell’Aquila o al Chiostro San Fortunato. Un festival che mette al centro la nuova drammaturgia italiana e internazionale.
A Roma, si guarda già avanti: il Romaeuropa Festival inizia il 4 settembre e va fino al 16 novembre. Con 110 spettacoli, 250 repliche e 700 artisti da tutto il mondo, offre danza, teatro, musica, arti digitali e spettacoli per bambini. Si parte con “Afanador” del Ballet Nacional de España e si continua in luoghi come il Teatro Argentina, il Teatro dell’Opera e l’Auditorium Parco della Musica. Una mappa culturale che muove i linguaggi e collega persone.
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Mozart era un figo, Bach ancora di più. Come farsi sedurre dalla musica classica, innamorarsene alla follia e diventarne dipendenti per sempre di Leonora Armellini e Matteo Rampin (Salani, 2014).
La musica classica non ha tempo, nasce tra le righe di uno spartito e prende vita nell’aria, come un sussurro che ci attraversa. La chiamiamo “classica”, ma è incredibilmente viva, inquieta, sorprendente. È una porta socchiusa su mondi interiori, un’eco lontana che parla a ogni età, in ogni lingua. Vivaldi? Usato in tanti film e spot televisivi, così come, Bach, Beethoven, ma anche Wagner e la sua “Cavalcata delle Valchirie” e Bach, piuttosto che il “Bolero” di Ravel, senza parlare del secondo concerto di Rachmaninoff, sfruttatissimo in tanti film hollywoodiani, alla pari di Brahms (“Le piace Brahms?”, con Ingrid Bergman, Yves Montand ed Anthony Perkins, quisquiglie…).
Ma chi sono i demiurghi, gli artefici di tanti capolavori? Geni? Nessuno lo mette in dubbio. Ma anche uomini bizzarri, brillanti, imperfetti, spesso fuori dagli schemi e incredibilmente vicini a noi. Il libro ne racconta alcuni frammenti biografici dei vari pezzi di follia. Tutti affascinanti, da leggere e rileggere. A voi un piccolo succo di pagine, rivisto e sintetizzato. Il resto lo dovete scoprire voi.
Cosa ci ha colpito:
>Leoš Janáček: carattere ruvido e sguardo perso all'orizzonte, visse una delle sue storie d'amore più intense a più di sessant'anni. Lei era Kamila Stösslová, giovane, bella, sposata e 38 anni più giovane. Ne fu ossessionato. Le scrisse oltre 700 lettere, alcune infuocate, altre tenerissime, ispirandosi a lei per le sue opere più intime. Kamila non ricambiava con la stessa intensità, ma rimase nella sua vita come musa silenziosa e complice distante. Una volta, Janáček le scrisse: «Tutti i miei pensieri vanno verso di te. Scrivo un’opera? È per te. Guardo le nuvole? Sono te. Ogni mia nota sei tu.» Da questa passione nacquero capolavori come Il diario di uno scomparso e La piccola volpe astuta, cui desiderio natura e amore si fondono in musica come in un sogno acceso.
>Niccolò Paganini: talmente abile con il violino da far credere a un patto col diavolo. Mito che forse alimentava lui stesso: suonava corde spezzate, eseguiva concerti con una sola corda e un ghigno teatrale. Il rockstar dell'Ottocento, in anticipo di cent'anni. Da qualche anno diventato un argomemento di interesse e discussione tra gli storici e i medici. Si ipotizza che la sua straordinaria flessibilità e capacità tecnica al violino potessero essere correlate a questa condizione genetica, che causa lassità dei tessuti connettivi, il cosiddetto "iperlassismo" o Sindrome di Ehlers-Danlos (EDS).
>Mozart, Enfant prodige (componeva già a 5 anni). Ma scriveva anche lettere piene di battute infantili e scherzi volgari. Una moglie, tanti amanti. Una volta, durante un concerto a corte, si alzò improvvisamente per rincorrere un gatto. Nessuno ebbe il coraggio di fermarlo.
>Robert Schumann: mente raffinata e tormentata, scriveva lettere a sé stesso firmandole Florestano (impulsivo) ed Eusebio (riflessivo). Un dialogo continuo tra le sue due anime, come se la musica fosse l'unico modo per farle convivere.
Avete mai provato a perdervi in una sinfonia? O a gioire intimamente ascoltando la fuga della Hammerklavier? Magari è il momento giusto per cominciare.
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I nostri finalisti in azione
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Nei nostri intermezzi ci sarà spazio per i finalisti e vincitori del Premio. Per saperne qualcosa in più e per conoscere i loro percorsi futuri.
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Prosegue il nostro viaggio tra i volti del Premio Cannavacciuolo, e oggi incontriamo Giacomo Segulia, che nel 2024 ha ricevuto la targa per la recitazione. Un riconoscimento che corona un percorso ricco e variegato, costruito con passione e dedizione. La sua formazione è solida: dopo gli studi alla Civica Accademia d’Arte Drammatica Nico Pepe di Udine, Segulia ha approfondito il canto lirico, dando prova di grande versatilità. E infatti lo vediamo muoversi con naturalezza tra il teatro di prosa e l’opera lirica, portando in scena ogni volta una nuova sfumatura del suo talento. Come attore, ha lavorato in numerose produzioni di La Contrada – Teatro Stabile di Trieste, distinguendosi in particolare in El Nostro Angelo (2024), dove ha dato vita a ben sette personaggi diversi. Ha collaborato con registi come Massimo Navone e Davide Gasparro, cimentandosi anche con il dialetto triestino in spettacoli di grande successo come Putele e putei… Carpinteri e Faraguna 100, che ha anche diretto. Nel mondo dell’opera, ha debuttato nel 2023 al Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste in Orfeo all’inferno, e da allora ha interpretato ruoli in Il Flauto magico, Acqua cheta e, più recentemente, Bartolo nelle Nozze di Figaro, riuscendo sempre a fondere il canto con una recitazione incisiva. Indimenticabile la sua interpretazione nell’omaggio a Ezio Bosso, La musica sussurra e ci svela la vita, in cui la sua voce ha toccato corde profonde. Segulia ha firmato anche la regia di Il barbiere di Trieste (2021) e Notti bianche (2023) per La Contrada, oltre ad aver affiancato alla regia nomi come Massimo Navone, Paolo Valerio e Blas Roca Rey. E il suo cammino continua: a ottobre sarà tra i protagonisti di Baruffe, un adattamento delle Baruffe chiozzotte di Goldoni ambientato nella Trieste degli anni ’30, che aprirà la stagione de La Contrada, diretto da Lino Marrazzo.
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Sipario! Godetevi le vacanze o quantomeno costruitevi dei frammenti di serenità. Scriveteci,vi leggiamo sempre e rispondiamo a tutti. Alla prossima!
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Ricordiamo le fondamenta del Premio Gennaro Cannavacciuolo
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La finalità del premio Gennaro Cannavacciuolo è quella di promuovere e sostenere un/a giovane attore/attrice-cantante italiano/a avviato al professionismo, che dimostri una capacità espressiva poliedrica, sostenuta da una preparazione tecnica tale che gli/le consenta di affrontare il comico, il tragico, il cabaret, la rivista, opere cantate e ballate, quali il teatro-canzone, l’operetta ed il musical, alla stregua di quanto è stato Gennaro Cannavacciuolo.
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per seguirci sui socials e consultare il sito:
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Associazione Culturale Gennaro Cannavacciuolo via di Valtravaglia, 38
00199 Roma
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L'Intermezzo, capriccio culturale
Un progetto di Christine Conrad Co-ideazione, estensione, rimodulazione: Tiziano Rapanà
Ringraziamo Volfango Vaccaro per l'energia, il supporto e l'ispirazione.
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