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C’è un dolore che non fa rumore quando divampa, un dolore che si rapprende nel fumo acre di un’alba tradita di una Napoli mortificata. Giorni addietro, Via Chiaia non si è svegliata con il rintocco della vita che ricomincia, ma con il respiro mozzo di una città che ha visto bruciare la sua memoria più intima. La "Bomboniera", quel nido di velluti e sogni che per quasi due secoli ha custodito l’anima di Napoli, è stata violata dal fuoco.
Guardare la cupola che si arrende, che crolla sui sedili vuoti come un gigante stanco, è come assistere alla fine di un amore. Il Sannazaro era un organismo vivente, un corpo fatto di risate, di passi leggeri e di voci antiche che ancora risuonavano tra i palchi. È un lutto dell’immaginazione.
Il nostro pensiero, intriso di uno sgomento che fatica a farsi parola, vola a Lara Sansone. A lei, custode di un’eredità che profuma di storia e di famiglia, va la nostra vicinanza più profonda. Lara non gestisce solo un teatro; lei abita quel sogno, lo nutre con il sangue di una tradizione che viene da lontano, da quella Luisa Conte che in ogni asse di quel palcoscenico aveva messo un battito del suo cuore. Vederla lì, tra le transenne e il fumo, è vedere la dignità ferita di chi sa che il teatro è una casa che non smette mai di bruciare di passione, ma che oggi brucia di un fuoco crudele e ingiusto.
Cara Lara, siamo con te. Siamo tra quelle poltrone ora coperte di polvere, pronti a rialzarci quando l’ultima scintilla si sarà spenta e il profumo del legno tornerà a vincere su quello del fumo. Il Sannazaro tornerà a splendere, perché non si può bruciare l’anima di un popolo e dei suoi artisti, di Eduardo e anche di Gennaro Cannavacciuolo, che portò in scena il suo omaggio a Yves Montand.
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La Radice e il Sogno: Luisa Conte e il suo "Jolie Bouquet"
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In quelle sere di debutto, tra le note di Henri Meilhac, si respirava già l'odore della leggenda. Le assi del palcoscenico, ancora fresche di taglio, avrebbero presto tremato sotto il passo di Eleonora Duse e Sarah Bernhardt, avrebbero accolto il genio inquieto di Pirandello e la risata amara di Eduardo. Fu qui che Scarpetta consegnò all'immortalità la sua Santarella, rendendo via Chiaia l’ombelico di un mondo che sapeva sorridere delle proprie miserie.
Ma ogni amore conosce l’inverno. Negli anni Trenta, il Sannazaro smarrì la voce, soffocato dal fragore delle guerre e dal buio delle sale cinematografiche. Pareva un addio, un lento declino verso l’oblio.
Poi, l’incontro che muta il corso del tempo. Luisa Conte.
Non fu solo una riapertura, quella del 1971, ma un atto di fede. Insieme a Nino Veglia, Luisa strappò il teatro al silenzio. Lo rianimò con il respiro di Annella di Portacapuana, restituendo ai napoletani la loro casa più cara. Dopo la perdita del marito, Luisa divenne la sacerdotessa solitaria di questo tempio. Con polso ferreo e cuore di madre, lo gestì per decenni, trasformando ogni replica – due al giorno, sempre col respiro del sold out addosso – in un rito collettivo.
Da Viviani a Petito, da Di Maio a Taranto: Luisa Conte non recitava la tradizione, lei era la tradizione. In quel teatro, che dal 2018 è giustamente riconosciuto dal Ministero come centro di produzione, Luisa ha mescolato la comicità più verace alla profondità dell’abisso umano.
Oggi, mentre il fumo sporca quegli ori, dobbiamo ricordare che il Sannazaro ha già conosciuto il buio e ne è sempre uscito più luminoso. Perché Luisa è ancora lì, tra le quinte della memoria, e la sua "bomboniera" non è fatta di carta, ma di una sostanza che il fuoco non può toccare: l'amore di un popolo per la propria bellezza.
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Dizionario tecnico metodologico della danza classica di
Flavia Pappacena
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Gremese Editore punta sulla formazione tecnica d'alto profilo e annuncia l’uscita del Dizionario tecnico metodologico della danza classica, firmato da Flavia Pappacena. Il volume, disponibile da alcuni giorni nei canali trade, segna un punto di rottura rispetto alla saggistica tradizionale del settore, configurandosi non come mero glossario ma come strumento analitico strutturato. L’opera sarà presentata in anteprima nazionale a Firenze il prossimo 21 febbraio, alle ore 17.00, nella cornice di Danzainfiera.
Il lancio si inserisce in una strategia di consolidamento della leadership di Gremese nella saggistica specializzata. Il lavoro di Pappacena, storica docente dell’Accademia Nazionale di Danza, processa decenni di ricerca per offrire un’analisi che incrocia etimologia, evoluzione storica e varianti metodologiche europee. Il testo mira a intercettare una domanda qualificata composta da professionisti, accademici e studenti di alto livello, segmenti che richiedono un rigore scientifico sempre più marcato.
L’architettura del libro prevede voci approfondite e un’ampia introduzione teorica volta a codificare i principi fondanti della tecnica. Secondo l’autrice, il focus risiede nella trasmissione del sapere tecnico attraverso la precisione terminologica, colmando un vuoto documentale su fonti rare e inedite. Per l'editore Alberto Gremese, che modererà il dibattito a Firenze con Alessandra Alberti, l'uscita rappresenta il completamento di un percorso editoriale che vede Pappacena già autrice di testi di riferimento come La danza classica tra arte e scienza.
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Roma, a marzo Le serve di Jean Genet
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Dal 12 al 15 marzo 2026, lo Spazio Diamante ospita nella Sala Black "Le serve", capolavoro del 1947 ispirato al caso di cronaca delle sorelle Papin. La messinscena, diretta da Veronica Cruciani che ne cura anche l'adattamento sulla traduzione di Monica Capuani, arriva a Roma dopo una tournée triennale e una solida accoglienza di critica.
Al centro della produzione firmata CMC/Nidodiragno ed Emilia Romagna Teatro ERT, svetta la figura di Eva Robin’s nel ruolo di Madame. L'attrice, ormai stabilmente orientata verso un repertorio teatrale colto che spazia da Cocteau a Beckett, incarna qui un potere astratto e simbolico. Al suo fianco, nei panni delle sorelle Claire e Solange, si muovono Beatrice Vecchione e Matilde Vigna, entrambe pluripremiate agli Ubu e cresciute alla scuola dello Stabile di Torino.
La regia di Cruciani trasforma il testo in un meccanismo metateatrale esplicito. Il gioco del "teatro nel teatro" non è solo un espediente narrativo, è un dispositivo che mette a nudo la finzione: le attrici interrompono il flusso, escono dai personaggi, utilizzano appunti e cartelli per mostrare le viscere della scrittura scenica. Il rituale omicida tentato dalle due cameriere contro la padrona viene spogliato di ogni connotazione rivoluzionaria per diventare cerimoniale dell'assurdo, una "ripetizione magica" destinata strutturalmente al fallimento.
L'allestimento si avvale dell'estetica visiva di Paola Villani per le scene e Erika Carretta per i costumi, mentre la drammaturgia sonora è affidata a John Cascone. L’obiettivo dichiarato è l'indagine sul desiderio colonizzato e sulla disparità sociale intesa come gabbia psicologica interiorizzata, in cui la realtà è uno spazio svuotato e la vitalità risiede solo nell'irrealtà del delirio.
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Associazione Culturale Gennaro Cannavacciuolo via di Valtravaglia, 38
00199 Roma
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L'intermezzo, capriccio culturale
Un progetto di Christine Conrad
Co-ideazione, estensione, rimodulazione: Tiziano Rapanà.
Ringraziamno Volfango Vaccaro per la collaborazione.
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